1-dBg_DIhNoSrJLRgkwU47YA

Giana Anguissola, di sentimenti e d’altre storie

Se ho cominciato a scrivere, un po’ del merito (o della colpa, secondo i punti di vista) va a Giana Anguissola.

A dodici anni mi sono trovata a sfogliare, infatti, Il Diario di Giulietta, e l’ho riletto più volte. Mi fu da stimolo per i primi esperimenti di scrittura, che ovviamente erano in forma di diario, stimolata dal fatto che la protagonista, Giulietta appunto, diventasse brava in italiano, per via del fatto che cominciava ad allenarsi nella scrittura.

Il libro – una ristampa degli anni Settanta, con una bella illustrazione in copertina di Megi Pepeu, che immortala due amiche in una deliziosa mise anni cinquanta, di fronte a un cancello – è rimasto nella mia cameretta, nell’angolo dei miei libri d’infanzia e adolescenza, fino a quando non mi è capitato di leggere un articolo sul blog The Book Girls, sulla young adult fiction, che intelligentemente annovera la scrittrice di Trapo (Piacenza) come “una delle migliori autrici per ragazzi della nostra letteratura”.

anguissUna delle migliori e una delle più dimenticate. Nel giro di qualche tempo, ho aguzzato gli occhi per vedere se si riuscivano a trovare altri titoli dell’autrice, in edizione anni settanta (in realtà, dal sito Mursia, fatto salvo qualche caso, si evince che si continua a stamparla con le stesse illustrazioni, ma ho seri dubbi che ciò sia vero). Oltre al fatto che ha scritto un’infinità di romanzi, posso dire che ogni libro fa storia a sé, anche se i temi – crescita, amicizia, amore, primi batticuori, prime feste, ma anche senso di inadeguatezza tipico dell’adolescenza – sono ricorrenti. Se il Diario è preludio a una trilogia per il grande successo che ha avuto, insieme a Giulietta e i sedici anni e a Giulietta se ne va (quest’ultima mi manca!), altre ragazze sono state protagoniste delle sue storie avvincenti, che ho riletto con un tuffo nel passato e con spirito il più possibile “incantato”, lo stesso con cui lo leggevo allora.
Per esempio, ho preso in mano Marilù, commedia degli equivoci illustrata da Gabrielle Simons, che contiene anche un secondo racconto a fine libro, anche più bello ed emozionante. In questo, intitolato Giudy, la protagonista (che non è Giudy, ma una sua amica) è costretta a far fronte con la sua mamma alle ristrettezze sopraggiunte con la morte del padre. Obbligate ad affittare la villa dove vivono, si trasferiscono in mansarda, adattandola loro stesse a casa. In questo racconto si sente molto presente l’ipocrisia della società del tempo: quando Giudy viene a sapere della perdita in famiglia subita, esclude l’amica dalla sua festa di compleanno. Ma la protagonista rientrerà in società in modo inaspettato…

Sia in questo libro che in altri, come nel Diario, Anguissola prende le distanze dai cliché della società borghese, anche in modo coraggioso per l’epoca: quando il padre di Giulietta viene a sapere che suo nonno aveva trattato male un’ava dei vicini, solamente perché figlia di un malfattore, che l’aveva abbandonata da piccola, questa verità diventa una lezione terribile per lui, che giudicava le persone in base alla genìa arrivando anche alle presunte malefatte dei trisavoli:

… la figlia della sorella del bisnonno [dell’amica della figlia, Fiammetta] sposò esattamente un avanzo di galera che la fece morire di dolore, un bracconiere e peggio: Verdesi, proprio. Il mio povero babbo ne parlava spesso. E che ebbe una figlia: Maria Cecilia, appunto, scomparsa giovane da casa… una casa che si sfasciò… e di lei nessuno seppe più nulla.

– No,  – precisò la mamma, se pur spiacente di farlo. – Dicesti che lei scriveva spesso, dapprincipio, al bisnonno, quando cercava un modo di sistemarsi, d’indirizzare la sua vita. Ma lui… – Esitò, accennò l’uomo fiero del quadro: – Ma lui, mai le rispose.

– Diceva, – spiegò il babbo, imbarazzato, di non voler avere a che fare con la figlia di uno scavezzacollo. […]

– Sbagliava a voler vedere il padre attraverso la figlia. Ed ebbero ragione gli Zanetti che in lei videro lei sola.

e conclude:

– Il mio pensiero è che accetto questa inaspettata, alta lezione, per me e per chi non c’è più, Lucia.

«Così disse il babbo, in un modo tanto bello che non lo voglio dimenticare mai e perciò lo segno qui nel diario: “Ogni alta, meritata lezione, anche sè dura, bisogna accettarla con gioia”.»

Una presa di coscienza, queste parole, che i valori considerati “giusti” non sempre sono applicabili a tutte le situazioni, narrata senza prendere mai posizione: il babbo di Giulietta si mostra fragile, la moglie si mostra comprensiva, la figlia che ascolta di nascosto si emoziona vedendo il babbo più sensibile e affettuoso di quanto non si mostri nella vita quotidiana. Un primo, vero grande passo verso la maturità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *