Pino D’Alfonso Foresta tacita

16,50

Per la prima volta dopo oltre trent'anni, esce una raccolta inedita del poeta e artista di Busto Arsizio Pino D'Alfonso. Il libro, già concepito interamente dal suo autore, che lavorò a esso fino alla sua scomparsa avvenuta nel 2013, è corredato da alcune riproduzioni delle installazioni poetiche del suo stesso autore.

Descrizione

La poesia di D’Alfonso è ben collocabile nell’arco temporale in cui essa venne pensata e redatta, perciò riconoscibile e ascrivibile a un’epoca ben precisa; tuttavia, conserva aperture e slanci che la rendono unica, ricca di spunti, ma soprattutto sempre attuale e leggibile.

Punto di partenza per potersi avvicinare a tale opera è il saper leggere non solo le parole con il loro significato, ma anche la loro disposizione nello spazio dell’installazione o della pagina: nel primo caso, esse prendono vita propria in maniera intima, interagendo con il lettore che guarda l’opera; nel secondo, esse formano veri e propri spartiti che contribuiscono a una lettura modulata ed espressiva, ma anche a una lettura performativa.

Qui c’è un passo rituale. Qui, rasata la barba futurista, resta il volto più autentico in cui «declina il clamore», un volto in cui «voci atlantiche/ sussurrano/ il mito/ in cui svanire», un volto i cui sguardi esitano prima di inabissarsi nell’eternità della pagina bianca.

Camminare con la voce sulle scale di parole di Pino D’Alfonso significa ritrovarsi con i piedi a discendere inesorabili, lungo il profilo di una foresta di ossimori, onomatopee e sinestesie ineluttabili.

Questa è una scrittura aguzza e sognante, in cui folgorazioni e penombra compongono brevi tratti di senso, piccoli barbagli a cui aggrapparsi con la consapevolezza che anche il più piccolo colpo di “brezza che rinnova” resterà irrisolto e si tramuterà in nostalgia. Questo suo incedere per spasmi e sorsi di sollievo, questo suo sostare nel «minuzioso/ pathos/ delle righe…», questo suo uso pittorico della parola sciolto in una tavolozza di aggettivi che s’arena nell’Enigma, rimandano agli immaginari di Arnold Böcklin, Giorgio De Chirico, Dino Campana.

Sono versi che hanno il ritmo delle arcate medievali, il loro accesso ha portali rastremati che proiettano nel mito della parola, laddove Pino D’Alfonso ha bussato, chiesto e trovato dimora.

(Dome Bulfaro, nota a Foresta tacita)

La poesia di Pino D’Alfonso è un’arma che egli usa. Fu rivoluzionario, sia per il suo impegno politico negli anni Sessanta e Settanta, specie nella natia Busto Arsizio, sia in seguito, quando si autoesiliò dalle dinamiche della retorica politica e iniziò una propria, originale ricerca nell’ambito della poesia, dell’arte e in quella che potremmo definire una sua idea della visual poetry.

Tale idea, approfondita ed espressa per mezzo di straordinarie installazioni realizzate interamente con materiali di scarto, prevedeva l’applicazione di parole intagliate pazientemente a mano, sul legno, dall’autore.

Ma non solo: come dimostra questo libro, anche gli “spartiti” che il poeta creava su carta esprimevano con forza ciò che egli voleva comunicare, come in un’opera d’arte “portatile” di munariana memoria.

Questo libro propone una raccolta già concepita in modo preciso dal suo autore, scomparso prematuramente nel 2013. In appendice, una selezione delle opere d’autore, immortalate dall’obiettivo di Paolo Battistella.

Scrive Silvia Colombo delle opere:

Queste opere, proposte nell’appendice di Foresta tacita e rimaste purtroppo inedite fino a oggi, non costituiscono solo la summa di differenti tradizioni artistiche, ma sono forse l’espressione più potente della poetica di Pino D’Alfonso.
Se da un lato, in effetti, esse rimacinano le sperimentazioni avanguardistiche passate, dal collage cubo-futurista ai ready-made duchampiani fino agli assemblaggi di elementi del quotidiano, cari al Nouveau Réalisme, dall’altro esprimono un’intimità quasi devastante.

Questo volume, irrinunciabile per coloro che amano l’arte, costituisce una prezosia riscoperta della poetica di D’Alfonso, inaugura la serie di pubblicazioni della Biblioteca e la collana “I Multipli”.

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