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Il 25 aprile

[dropcap]N[/dropcap]oi lo ricordiamo con le parole di Milli Martinelli, nel suo ‪Ancora e sempre aprile. Ancora una volta, la storia di Milina-Milli si mescola alla Storia di tutti noi.

Il professore morì di angina pectoris alla vigilia del 25 aprile del 1945, il giorno della Liberazione. Ancora aprile.
Di Carlotta fino a quel momento nessuno aveva più avuto notizie. E nessuno seppe, e avrebbe mai saputo, salvo Milina, che al terzo raggio femminile erano rinchiuse le “Politiche” condannate dai tedeschi alla pena capitale.
Il professore aveva avuto un violento attacco di cuore e il medico e amico di famiglia aveva fatto in tempo solo a visitarlo e a diagnosticarne la gravità. Aveva avuto degli spasimi terribili, s’era fatto paonazzo e la moglie era riuscita a sostenerlo e a trascinarlo sul letto senza chiamare Milina, perché la sua niña non si spaventasse. La chiamò al capezzale del padre, appena le parve che si fosse un poco ripreso, e da cianotico era diventato d’un pallore giallastro. Aveva riaperto gli occhi, e aveva detto in un soffio: «Io sto morendo… dov’è Milina?».
«Ma cosa dici, mi querido? Vado subito a chiamare il dottore. Ti mando Milina, ma non farla spaventare, por suerte de Dios…» disse accarezzandogli i capelli grigi e sottili, e sfiorandogli teneramente con le labbra la fronte sudata e gelida. Era uscita dalla stanza per chiamare Milina, le aveva detto che papà aveva avuto un malore, ma l’aveva subito tranquillizzata: «Ora sta meglio». La pregò di stargli vicino, senza affaticarlo, mentre lei avrebbe fatto un salto a chiamare il dottor Villani, che stava a due passi, perché il telefono era bloccato.
Quando Milina entrò, il professore l’accolse con un pallido sorriso, le afferrò la mano e la fece sedere sulla sponda del letto.

«Ninìn» le disse con un filo di voce, ansimando, ma cercando a fatica, tra una pausa e l’altra, le parole giuste, «forse… io ti ho trascurato… troppo vecchio… per fare il padre… ma tu sei cresciuta bene lo stesso… sei maturata presto… tu sei già… una persona “libera”, anche se non hai avuto una guida… anche se sei nata in un paese pieno di… pregiudizi… princìpi idioti, una chiesa complice… e sei diventata grande nella tragedia di una guerra feroce e insensata», s’interruppe, sembrava esausto. «Senza una guida» ripeté facendo uno sforzo immane, «vile… non ho avuto coraggio… con quattro figli… tu…»

Si accasciò senza completare il discorso. Era sfinito, ma era così forte quella stretta che Milina non osava liberare la mano, mentre tentava di calmarlo; si accoccolò accanto a lui, pregandolo di non affaticarsi, e finalmente gli confessò tra le lacrime quello che avrebbe sempre voluto dirgli: che lui era stato invece il suo unico punto di riferimento, che non aveva mai dimenticato le cose bellissime che raccontava alle sue sorelle sulla solidarietà umana, sulla giustizia, sulla libertà di coscienza… sul socialismo (finalmente quella parola magica che non aveva mai osato pronunciare) di Andrea Costa e di Filippo Turati e di Anna Kulishoff, medico dei poveri, che curava senza farsi paga
re. Parlava pensando che il padre, con quel respiro roco, non fosse in grado di sentirla, anzi proprio per questo, proprio per vincere la paura che stesse morendo, parlava. Ma chissà se era riuscita davvero a dire quello che aveva ripensato in tutti gli “anni del silenzio”. Probabilmente aveva solo biascicato qualche cosa per tranquillizzarlo. Per dirgli che un mondo nuovo sarebbe nato dalle macerie, morali e materiali, lasciate dal fascismo.

Dopo un lungo silenzio Milina udì a fatica le ultime parole che il morente riuscì a dire: «Vivi… da persona libera… Ninìn» balbettò in un soffio, «… ama da persona libera».

La voce si fece roca e si dissipò in una tosse asmatica che gli toglieva il respiro.

(Milli Martinelli, Ancora e sempre aprile, pp. 33-35, La Biblioteca dei Libri Perduti, Milano 2016)

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Milli Martinelli, Ancora e sempre aprile: il nuovo titolo della Biblioteca!

[dropcap]L[/dropcap]a Biblioteca dei Libri Perduti è lieta di annunciare la sua nuova uscita: Ancora e sempre aprile, raccolta di racconti di Milli Martinelli.

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Sei microcosmi che attraversano un secolo di Storia e ci fanno dialogare con l’autrice attraverso la sua portavoce: Milina, spirito effervescente, indagatore e attratto dall’Umano in tutte le sue sfaccettature. Sei storie tinte di umorismo, racconti che suggeriscono, a volte sussurrandolo a volte urlandolo, il desiderio dell’autrice di indagare le incongruenze, le tensioni e le pulsioni del nostro tempo, ma anche gli ideali vituperati e negati, insieme a tutti quegli jurodivye, gli “Stolti in Cristo”, di cui il lettore troverà tracce sparse qua e là.

Milli bambina«La vita è un dono in quanto tale» ci dice l’autrice per bocca di Milina: l’evoluzione dell’uomo che raggiunge lo stadio più elevato dopo quello della ragione, vale a dire quello della mente intesa come “spirito”, “coscienza” o, come dicono molti, “anima”, conduce Milli a un’autentica fiducia nell’essere umano. Attraverso questo percorso di ricerca, la sua parola si carica sempre più di senso: è voce che ricorda e ricompone gli sprazzi del passato; è segno che testimonia la possibilità d’esistere oltre il tempo; è fonte di spassosissimi alterchi e confronti; è incontro tra menti vaste e smarginate; è preghiera laica, al pari delle note di un violino.

Milina fissava la bara sepolta dai fiori e senza avvedersene si rivolgeva a Lui, in una sorta di confusa preghiera senza parole. Ma non era preghiera. La preghiera è destinata solo a Dio, e Milina non era avvezza a pregare. Conosceva soltanto una preghiera che qualche volta, in un particolare stato d’animo, pronunciava mentalmente senza sapere a chi la rivolgeva ed era “grazie, grazie, grazie”. Le accadeva nei rari attimi di perfezione spirituale, quando le vibrava dentro come una corda tesa di violino. Se in quei momenti si rivolgeva a Dio, non avrebbe saputo dirlo, perché non riusciva a immaginare Dio, che infatti non è immaginabile: è un concetto, una metafora, e tuttavia quella preghiera nasceva da una irrefrenabile gratitudine per il dono della vita o per un impulso di acutissimo di amore e dolore per l’umanità. Forse in quella tensione d’amore avvertiva il senso dell’Assoluto.

milli1[dropcap]M[/dropcap]illi Martinelli è stata Docente di Lingua e Letteratura russa presso l’Università IULM di Milano, autrice di numerosi saggi critici e traduttrice di opere teatrali. Ha esordito nella narrativa con Storia di un’idiota, Archinto editore 2008. Tra le sue precedenti pubblicazioni ricordiamo: Russia: l’ultimo inganno. Forse il diavolo ha acceso ancora le luci, Baldini & Castoldi 1995; Il Settecento russo: storia e testi della letteratura russa, UNICOPLI 1997; Leggere Dostoevskij: viaggio al centro dell’uomo, UNICOPLI 1999. Ha curato inoltre l’opera omnia di M.A. Bulgakov per la BUR (1994-2004).

I diritti d’autore del libro saranno devoluti ad Ayuda Directa Onlus impegnata in progetti umanitari in Ecuador.